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a cura di Piero Barone

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.
Per parlare delle trasformazioni profonde che segnano l’esperienza adolescenziale contemporanea, è oggi assolutamente necessario provare a portarsi fuori dalle schematizzazioni e dal rischio di eccessive semplificazioni, sempre in agguato quando l’oggetto di analisi è l’adolescenza. L’idiosincrasia verso le formule giornalistiche con cui da tempo si costruiscono le rappresentazioni mediatiche sulle giovani generazioni (ormai anche l’alfabeto non può più venirci in soccorso nel trovare nuove lettere con cui incasellare le generazioni di ragazzi e ragazze che si stanno preparando a “sbarcare” nel mondo sociale), ci spinge a cercare di andare oltre le logiche nominalistiche con cui si tende a reificare l’espressione vitale di un’età mai del tutto afferrabile dalle categorie teoriche. Ecco allora che i singoli contributi di ciascuno degli autori, presenti in questo volume, pur nella specificità delle argomentazioni che sono state proposte, delineano un’interessante prospettiva di ripensamento di una pedagogia dell’adolescenza all’altezza del difficile esercizio di suggerire nuovi sguardi e nuovi compiti per gli adulti – sia che essi siano educatori, insegnanti, volontari nel sociale o genitori – che hanno, a vario titolo, responsabilità educative nei confronti dei ragazzi e delle ragazze immersi nel flusso esistenziale della cosiddetta “seconda nascita”.
Pierangelo Barone è professore associato di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, dove insegna Pedagogia dell’adolescenza e Pedagogia della devianza e della marginalità e ricopre la carica di presidente del Corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche. È inoltre socio fondatore del Centro Studi Riccardo Massa. Le sue attività di studio e ricerca riguardano i molteplici contesti pedagogici degli interventi educativi rivolti agli adolescenti sia in situazioni di normalità che in situazioni di disagio o di devianza – dalla scuola ai servizi territoriali, dalle comunità educative ai servizi e le istituzioni che operano nell’ambito del penale minorile; si occupa da molti anni di formazione, supervisione e consulenza pedagogica degli insegnanti e degli operatori socio-pedagogici. Autore di numerosi saggi e articoli sull’adolescenza, per questa casa editrice è co-curatore (con C. Palmieri) della nuova edizione di P. Bertolini, L. Caronia, Ragazzi difficili (2015). Tra le sue monografie: Pedagogia dell’adolescenza (Milano 2009); Pedagogia della marginalità e della devianza (Milano 2011).