Metodo e qualità dell'esperienza scolastica.

Dentro il lavoro educativo

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.

Molti sostengono che il XXI secolo sarà necessariamente segnato dalle questioni formative che la network society sta ponendo alle nuove generazioni, dei nativi digitali, e alle vecchie, nate dopo la metà del Novecento. La scuola, in questo scenario, intesa come modello originario di ogni tipo di azione educativa, formativa e istruttiva è al collasso.
Che fare? C’è bisogno di un pensiero sulla scuola che non si limiti a considerarla come qualcosa d’imprecisabile che ha effetti benefici o nefasti: bisogna ripensare l’educazione nella sua struttura di generazione di esperienze, che abbiano un valore e una qualità alta per tutti gli attori sociali della scena educativa e formativa. Solo attraverso un pensiero interessato a entrare in contatto con la materialità del lavoro di chi la scuola la vive tutti i giorni si possono promuovere sguardi inediti e indicare vie da percorrere verso cambiamenti concreti possibili. Per questo è necessario tematizzare la questione del metodo come qualcosa che riguarda gli insegnanti, i dirigenti, i genitori e gli studenti.
In rapporto a questa necessità il Laboratorio permanente Cambiare la scuola: educare e istruire del Centro Studi Riccardo Massa come suo primo gesto ha promosso e realizzato le ricerche presentate in questo testo. Le ricerche rappresentano un’occasione di osservazione e comprensione profonda dei dispositivi educativi che agiscono nelle concrete situazioni scolastiche e consegnano ad educatori, formatori e insegnanti possibili strumenti di lavoro.

Francesco Cappa, ricercatore di Pedagogia generale, insegna Metodologia della formazione nel Corso di laurea in Scienze dell’educazione e conduce il Laboratorio teatrale presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione Riccardo Massa dell’Università degli Studi di Milano- Bicocca. Esperto di clinica della formazione, è socio fondatore del Centro Studi Riccardo Massa e di “OT. Orbis Tertius. Ricerche sull’immaginario contemporaneo”. Tra altri ha curato, per questa casa editrice, Riccardo Massa. Lezioni su La peste, il teatro, l’educazione (con F. Antonacci, 2001); Intenzionalità e progetto. Tra filosofia e pedagogia (2007); Foucault come educatore (2009); e inoltre Walter Benjamin, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario (con M. Negri, Cortina 2012).