Il rovescio della trama educativa.
L’infanzia tra intimità e violenza

Dentro il lavoro educativo

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.

Può sembrare inopportuno affiancare un fenomeno quale la violenza sull’infanzia, così spudoratamente irrispettoso di quest’ultima, a una dimensione quale l’educazione dell’infanzia, esplicitamente rivolta ad un suo rispettoso riconoscimento. Eppure, la storia dell’educazione è stata da sempre segnata da sfumature violente e la violenza sull’infanzia ha plagiato e formato le storie delle sue vittime.
Il presente volume vuole provare a guardare attraverso la complessità di un legame, quello fra violenza e educazione, che si svela proprio rovesciando le prospettive più prudenti e cercando sul retro della trama educativa, per comprendere dove la violenza si lega all’educazione, come accade nel caso delle punizioni corporali. E lo si fa osservando i livelli istituzionali, delle policies e delle strategie internazionali e nazionali a difesa dell’infanzia, per poi riportare lo sguardo ai gesti e alle parole dell’educazione quotidiana, dove la dinamica educazione-violenza si rivela in tutta la sua ambiguità.
Si scopre così che è la natura intima della relazione educativa ad essere al contempo terreno fertile per la violenza così come per la sua prevenzione.
Il testo si rivolge ai professionisti dell’educazione, in servizio e in formazione, così come a tutti gli attori diversamente coinvolti nella tutela dei minorenni e negli interventi di prevenzione alla violenza sull’infanzia, per offrire loro una riflessione sulla dimensione di intimità nell’educazione come occasione per ripensare una prevenzione centrata sull’educare quotidiano.

Elisabetta Biffi è professoressa associata di Pedagogia generale e sociale presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Le sue linee di ricerca indagano i diritti dell’infanzia e fenomeno della violenza sull’infanzia, l’educazione per la giustizia sociale e la formazione dei professionisti dell’educazione. Fra le sue pubblicazioni per questo Editore: Ombre e ferite dell’educazione (con E. Macinai, a cura di, 2019); Le scritture professionali del lavoro educativo (2014).