Home sweet home.
Un quadro pedagogico sulle pratiche abitative contemporanee delle persone con disabilità

Dentro il lavoro educativo

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.

Questo testo nasce da anni di lavoro sul campo sul tema dell’abitare delle persone con disabilità per provare a rispondere a queste domande: come ci si accorge che sta cambiando qualcosa nel modo di abitare delle persone adulte con disabilità? A quali condizioni oggi si può pensare, progettare e realizzare una casa che non sia un dispositivo disciplinare? Un percorso etnografico ricostruisce la filiera dei servizi presente in Lombardia e ne individua anche delle brecce sperimentali: da queste, sono raccolte le voci di persone con disabilità in una narrazione polifonica di gesti ed esperienze di Vita Indipendente. Sono incidenti o tracce di futuro?
Oggi alcune persone con disabilità/fragilità accedono al diritto di scegliere dove e con chi abitare (Art. 19 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità). Perché questo e altri diritti siano effettivamente accessibili a tutti, è cruciale ricostruire da dove prende origine la significazione sociale attuale della disabilità come pure del sistema articolato di dispositivi disciplinari e di controllo che fonda l’abilismo (chi è abile, chi è a norma), come ci ha insegnato Riccardo Massa.
Nella seconda parte di questo percorso, nel ventennale della sua scomparsa e con il prezioso aiuto dell’editore, si ripubblica un saggio di Massa dedicato alla residenzialità e alla corporeità tra psichiatria e pedagogia: questo saggio è il riferimento primo di questo testo, poiché mette all’opera lo stile e lo sguardo clinico per guardare residenzialità e abitabilità. Inoltre, sono presenti due contributi, uno su possibili linee di fuga in chiave pedagogica e l’altro che dialoga con le politiche sociali sull’abitare, per fare il punto, a oggi, su possibili e praticabili risposte alle domande di partenza.

Paola Marcialis è pedagogista, socia fondatrice del Centro Studi Riccardo Massa. È cultrice di Pedagogia dell’Inclusione Sociale e docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Tra le sue pubblicazioni per FrancoAngeli: L’Arte della domanda (2005) e, a sua cura, Educare e ricercare (2015).