Educare e Ricercare.
Oltre la fine della pedagogia nella cultura contemporanea

Dentro il lavoro educativo

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.

Questo testo è frutto dell’interesse condiviso in un gruppo di pratici e teorici dell’educazione a rinnovare lo sguardo sul lavoro educativo come oggi si presenta. Lungi infatti dall’essere soppiantato da esigenze altre, esso è però mimetizzato e nascosto da istanze che lo rendono irriconoscibile: solo un paziente lavoro di ricerca può portarlo alla luce, riattrezzando uno sguardo pedagogico. Per questo è nato il Laboratorio permanente “Il lavoro educativo: professione e formazione” del Centro Studi Riccardo Massa.
Le ricerche che il Laboratorio ha realizzato nel suo primo progetto (2011- 2013) hanno permesso di leggere pratiche plurali da cui l’educazione emerge di volta in volta come pratica che dà ancora senso al desiderio professionale delle nuove generazioni di educatori; fondale di progetti culturali dedicati ai giovani, o reticolo di significati tesi tra servizi educativi formali e agenzie informali come le famiglie; terreno comune di azione professionale ma anche di coabitazione multiculturale nella costruzione di équipe multidisciplinari; luogo di difficile equilibrio tra l’istanza progettuale e quella di documentazione e valutazione; esperienza di qualità nelle riflessioni di attori educativi sociali del territorio e infine esperienza di secondo livello in cui, grazie al consulente pedagogico, genitori, figli, insegnanti e educatori si possono permettere di riflettere su pratiche e criticità dell’agire educativo.
Alla fine del percorso, si tratteggia anche una possibile risposta alla domanda intorno al nucleo costitutivo del lavoro educativo: che cosa fa l’educatore professionale? E il pedagogista?
Quale che sia la posizione da cui si indaga l’educazione, porsi continue domande di ricerca e imparare a “pensare il disordine” si definiscono sempre più come competenze pedagogiche trasversali delle professioni educative contemporanee, necessarie per sapere e poter “leggere”, “scrivere” e “rendere conto” di esperienze educative di qualità.

Paola Marcialis è pedagogista, socia fondatrice dell’Associazione Centro Studi Riccardo Massa e referente del Laboratorio permanente “Il lavoro educativo: professione e formazione”. Docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione Riccardo Massa dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, tra le sue pubblicazioni ricordiamo L’Arte della domanda. Il linguaggio sulla scena della Clinica della formazione (FrancoAngeli, 2005).