Diventare professionisti della salute e della cura.
Buone pratiche e ricerche

Dentro il lavoro educativo

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del “metodo” e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell’esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l’imprevedibilità.

Che cosa vuol dire oggi diventare professionisti della cura? Quale ruolo hanno la narrazione e la riflessività nella formazione di questi professionisti? E nella ricerca sulle loro pratiche di cura?
I saggi raccolti in questo volume, scritti da pedagogisti e professionisti della cura – soprattutto infermieri -, tentano di dare qualche risposta a questi interrogativi, condividendo criticamente esperienze educative, pratiche di formazione e direzioni di ricerca sviluppate in contesti di prevenzione e cura.
Interrogarsi sulle pratiche pedagogiche vuol dire, innanzitutto, scandagliare i modi concreti, gli strumenti, i metodi del fare formazione nei contesti (sanitari). È per questo che i saggi illustrano alcune esperienze, che vanno dalla formazione di base a quella permanente. Ciò che taglia trasversalmente tutti i contributi, suddivisi in due sezioni – “Formare e riflettere” e “Ricercare e riflettere” – è l’adesione, più o meno esplicita e completa, il quadro epistemologico che riconosce e valorizza la “svolta riflessiva” nella pratica educativa e nella ricerca, che ha caratterizzato il dibattito pedagogico dell’ultimo trentennio.
La riflessività è del resto considerata indispensabile anche nei contesti sanitari, perché diventare professionisti della cura è un percorso complesso, che richiede una formazione costante, lo sviluppo tanto di una expertise tecnica quanto della capacità di interrogare criticamente teorie e pratiche, riflettendo sia sulle azioni, per comprenderne i significati, sia durante le azioni per regolare l’agire in corso d’opera. Inoltre, in più saggi viene ribadita l’importanza di una particolare tipologia di riflessione, quella su se stessi, che è anche una forma di cura di sé.

Lucia Zannini è professore associato di Pedagogia presso la Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Milano. Insegna in diversi corsi di laurea, triennali e magistrali, delle professioni di cura. Vicepresidente del Centro Studi Riccardo Massa e co-coordinatore del Gruppo di lavoro sulla Pedagogia delle professioni della salute e della cura della Società Italiana di Pedagogia (SIPED), con FrancoAngeli ha pubblicato Salute, malattia e cura (a cura di, 2003), Il corpo-paziente. Da oggetto delle cure a soggetto della relazione terapeutica (2004), nonché diversi saggi in volumi collettanei.

Marika D’Oria è pedagogista e dottore di ricerca in Scienze della Formazione e della Comunicazione. Si occupa di gestione dei conflitti nelle relazioni educative e di comunicazione metaforica nelle professioni sanitarie. Ha collaborato come Visiting Research Scholar presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Digitali dell’Augusta University (USA). È coordinatrice dell’area “Formazione, Complessità e Identità Professionale” dell’Associazione Italiana di Medicina e Sanità Sistemica (ASSIMSS).