Supervisione rivolta ai docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Argentia-Majorana – Gorgonzola e Cernusco sul Naviglio
Supervisione rivolta ai docenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Argentia-Majorana – Gorgonzola e Cernusco sul Naviglio
Arriva un momento, nella vita di ogni istituto scolastico, in cui un ragazzo o una ragazza inizia ad allontanarsi. A volte lo fa in modo esplicito: comincia a non presentarsi a scuola, poi smette di frequentare. Più spesso lo fa in silenzio: resta in classe ma qualcosa dentro di lui si distacca lentamente dall’esperienza scolastica, giorno dopo giorno, senza che nessuno se ne accorga, fino a quando non è troppo tardi. È a questa dispersione silenziosa, oltre che a quella più visibile, che il progetto P.A.S.S. – Pratiche di Attivazione e Supervisione a Scuola ha provato a volgere lo sguardo, grazie ai fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e in collaborazione con l’Istituto di Istruzione Superiore Argentia-Majorana, tra le sedi di Gorgonzola e Cernusco sul Naviglio.
Il Centro Studi Riccardo Massa porta avanti da anni un’idea precisa: a intercettare per primi i segnali deboli di un disagio, prima ancora che diventi emergenza conclamata, sono gli insegnanti stessi se messi nelle condizioni di riconoscerli. Non servono, per farlo, protocolli da applicare o un esperto esterno che porti soluzioni precostituite ma uno spazio e un tempo dedicati a soffermarsi, con i colleghi, sulla propria esperienza quotidiana in classe, un dispositivo capace di restituire alla scuola stessa e a chi la abita ogni giorno la responsabilità e la competenza di leggersi e ripensarsi.
Il percorso di supervisione è stato interamente progettato e condotto secondo l’approccio della Clinica dellaFormazione, un lavoro clinico nel senso più letterale del termine: è stato chiesto agli insegnanti di “chinarsi” insieme su un fatto, un episodio, un frammento di esperienza vissuta in classe, per osservarlo più da vicino e da più angolazioni, senza cedere alla tentazione di rifugiarsi in un piano teorico rassicurante o di consegnare il problema nelle mani di qualcun altro.
Grazie alla collaborazione della Dirigenza dell’’ Argentia-Majorana è stato possibile strutturare un percorso che tenesse conto dei bisogni dell’istituto, delle aspettative e necessità dei docenti, progettando percorsi distinti per gruppi di insegnanti con esperienze e posizionamenti specifici: i docenti neoassunti, alle prese per la prima volta con la complessità del dispositivo scolastico o con il contesto specifico dell’istituto Argentia-Majorana, e i docenti di sostegno, quotidianamente esposti alle situazioni più delicate. Per ciascun gruppo si è aperto uno spazio di rielaborazione riflessiva dell’esperienza, condotto da supervisori esperti e con l’obiettivo condiviso di potenziare la capacità degli insegnanti di intercettare per tempo i segnali deboli di un possibile allontanamento di un alunno o di una famiglia dall’esperienza scolastica.
ll progetto ha coinvolto un numero di insegnanti molto più ampio di quanto immaginato in fase di progettazione: la scelta condivisa con la Dirigenza è stata quella di privilegiare una partecipazione allargata, per permettere a più docenti possibile di attraversare almeno un primo tratto di questo spazio di riflessione, piuttosto che riservarlo a un piccolo gruppo per un percorso più lungo. Un modo, anche, per permettere alla scuola di rendere gradualmente propria la pratica della supervisione pedagogica, ancora poco diffusa e poco integrata nel lavoro quotidiano dei docenti.
Questo modo di lavorare può risultare spiazzante, all’inizio: non offre soluzioni, piuttosto restituisce domande e lascia intravedere piste da percorrere, a più riprese, senza fretta di arrivare a una risposta definitiva. Eppure, incontro dopo incontro, costruisce un linguaggio comune e una fiducia reciproca tra colleghi, fa circolare saperi, permette di nominare difficoltà che altrimenti resterebbero isolate nell’esperienza di ciascun insegnante. Per il Centro Studi Riccardo Massa è anche la conferma di un’ipotesi che accompagna da tempo il proprio lavoro nelle scuole: prevenire la dispersione scolastica, esplicita e implicita, e la povertà educativa che ne consegue significa prima di tutto investire sulla capacità riflessiva di chi sta ogni giorno accanto a ragazze e ragazzi, imparando a cogliere nei loro sguardi, nei corpi, nei linguaggi le tracce più preziose e personali del loro stare a scuola.
