TESTI
TESTI
Anno di pubblicazione: 1979
Il dibattito sullo statuto della ricerca educativa all’inizio degli anni Ottanta si faceva sempre più fitto nella comunità pedagogica italiana. Tuttavia si andava anche affermando un paradigma che contrapponeva la molteplicità delle scienze dell’educazione a una sintesi interdisciplinare di tipo filosofico. In questo fronteggiarsi tra scienze e filosofia, la pedagogia tradizionale si eclissava superata sia da un tecnicismo ad essa esterno, sia da un verbalismo moraleggiante minore. La pedagogia insomma continuava a essere “una cosa bastarda”.
Che cos’è la pedagogia? Come può entrare in azione? Soprattutto: perché la pedagogia continua a non avere una propria dignità conoscitiva e scientifica?
Questo problema, che Riccardo Massa aveva iniziato a porre con forza già nel 1975 mediante La scienza pedagogica, viene approfondito nel 1979 proprio tramite Teoria pedagogica e prassi educativa, e si rivela ad oggi di sconfortante attualità. Affrontare tale questione significa innanzitutto mettere radicalmente in discussione il modo di fare ricerca in pedagogia e cercare di rispondere alle seguenti domande: quali sono le prospettive più capaci di aiutare il sapere pedagogico a trovare una propria specificità e scientificità? Quale potrebbe essere l’oggetto di attenzione della pedagogia, quale la sua regione di riferimento, e quali le possibili branche e i settori? Che tipo di spiegazione e di generalizzazione potrebbe produrre la pedagogia? Quale potrebbe essere il suo linguaggio? E quali i metodi tramite cui studiare il proprio oggetto?
Nella prima parte del testo si annuncia una rottura epistemologica rispetto alla tradizione pre-scientifica che permetta di pensare la pedagogia come una disciplina scientifica autonoma e unitaria, ma non monolitica e totalizzante, capace di collaborare con le altre scienze dell’educazione e con la filosofia proprio distinguendo da esse un ordine conoscitivo specifico e irriducibile.
Nella seconda parte del testo, invece, l’autore inizia a precisare, delineare e studiare l’oggetto della pedagogia, dunque il suo nuovo, possibile linguaggio, nel tentativo di costituire un primo nucleo importante per la “teoria pedagogica” e un “telaio” fondamentale per ogni “intervento educativo”.