Professione educatore

Riccardo Massa

Educare non è mai stato un lavoro; meno che mai gli educatori si sono arricchiti impegnandosi a educare. La storia della pedagogia testimonia il contrario: educatori, pedagoghi, riformatori e visionari si sono, piuttosto, compromessi in prima persona per il loro impegno verso i più deboli, gli infelici e i bisognosi. Semmai il lavoro educativo è un mestiere antico a mezzo tra l’impegno evocato e la dimensione artigianale, artistica e poietica della costituzione dell’umanità negli esseri umani.

Se esiste una sapienza del fare-educazione, essa è ampiamente pre-moderna. Nasce con la meraviglia stessa per la condizione umana, ma esclude il riferimento unico al sapere filosofico (sia esso di tipo morale o estetico) e coinvolge sempre decisioni politiche ed eventuali giustificazioni religiose. È con la Modernità che si darà un’organizzazione, sia sul fronte scolastico sia su quello della gestione sociale della miseria. Per quanto riguarda il Cristianesimo, protestante e cattolico, la scuola si avvierà ad assumere quella forma disciplinare descritta, studiata e denunciata da Michel Foucault, ed è sempre il filosofo francese a definire “grande” il gesto che esclude chi, non allineandosi al razionalismo emergente, adotta condotte antisociali. Non ci si preoccuperà di condannare o rinchiudere soltanto; inizia qui un “trattamento” del disagio, della marginalità e della difficoltà di vivere che arriva fino a noi. Di questi fenomeni, infatti, – come, del resto, anche della normalità nelle varie età della vita – è chiamato ancora a occuparsi l’educatore professionale: in carcere, a scuola e nei servizi territoriali.

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