Pedagogia in scacco?
Dall’istituzione totale alla comunità giovanile.

Il testo nasce dall’esperienza diretta che Riccardo Massa matura, tra la primavera del 1971 e l’autunno del 1972, come direttore dell’Ospizio per i poveri di Vercelli, un’istituzione deputata al  ricovero e all’assistenza primaria di ragazzi indigenti. In questo periodo di lavoro appassionato e difficile, Massa ha modo di sperimentare metodologie educative nuove e diverse rispetto al sistema tradizionale.

Partendo da alcune considerazioni oggettive circa la vita degli educatori e dei ragazzi nell’internato (spazi squallidi e spersonalizzati, tempi vuoti o ritualmente morti, segni, oggetti e arredi anonimi), egli cerca di decostruire i problemi ponendosi alla ricerca di una soluzione metodologica innovativa che consenta di recuperare pedagogicamente l’Ospizio.

Secondo Massa “l’ideologia assistenziale” che soggiace all’interno dell’istituzione fa sì che i ragazzi  rappresentino “solo degli organismi di cui soddisfare unicamente i bisogni primari e trasformare soltanto in docili strumenti produttivi”, senza che nessuno si preoccupi dei loro vissuti e dei loro problemi esistenziali e formativi. Inoltre anche la struttura architettonica dell’Istituto e le stesse condizioni materiali “precludono qualunque organizzazione sociale della comunità educativa fondata su validi rapporti interpersonali e su adeguate dinamiche di gruppo”.

Per operare un vero recupero che consenta di trasformare questa istituzione totale in una comunità educativa occorre lavorare attivamente “sulla base di un’antropologia materialista fondata sulla convergenza esistenziale di marxismo, fenomenologia e psicanalisi”. Da qui nascono “i presupposti di una metodologia educativa fondata su un rapporto empatico e di identificazione, su di un linguaggio delle cose concrete, su di uno stile di lavoro e di avventura e su di un’organizzazione comunitaria e responsabilizzata”. Per questo il potere pedagogico in atto, da disciplinare, deve farsi potere istituente un’esperienza finzionale e protetta ma anche ricca, cioè non solo chiusa all’interno bensì aperta alla città e alla cittadinanza. Si spiegano, così, sia il tentativo di trasformare, per esempio, i dormitori in stanze personalizzate e differenziate a seconda dell’età degli ospiti, sia le uscite sul territorio come il teatro per le vie di Vercelli o la gita in bicicletta a Monaco, in occasione delle Olimpiadi.

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