TEMI E OGGETTI
TEMI E OGGETTI
Riccardo Massa
Riccardo Massa non si è occupato solo di speculazione ed epistemologia, non è stato solo attento alle parole per dire l’educazione, ma anche alle competenze necessarie per farla. Si è confrontato con il desiderio e la professionalità necessarie a lavorare in un campo – quello educativo – che trova nel gioco, nell’avventura e nel teatro delle metafore potenti. Non si tratta, infatti, di attuare una didattica di esse, ma di pensare e agire l’accadere educativo come un gioco regolato, ad un tempo materiale e simbolico, come un’avventura che si stacca dal quotidiano ma ad esso ritorna, come un teatro – e non un teatrino – in cui tutti gli attori coinvolti (anche per differenza di età e di esperienza) siano protagonisti di un setting (mentale e reale) condiviso.
In questo modo tutta la produzione massiana si è chinata sull’educazione per pensarne l’alta e raffinata dimensione professionale. Riccardo Massa non si è interessato solo di quegli educatori che sono insegnanti a scuola o degli allora formatori aziendali sul lavoro, ma ha tratteggiato coerentemente ed efficacemente i contorni di un lavoro nuovo, quello educativo, che congiunge l’esplorazione teoretica e teorica di ordine pedagogico all’efficacia sul campo; e ne ha pensato una preparazione universitaria.
È così che la categoria di “scena” – mutuata dalla passione e dall’interesse per il mondo del teatro, dalla formazione dell’attore e dalle poetiche teatrali dell’avanguardia novecentesca, del tutto in linea con la ricerca psicosociale più raffinata – è diventata la chiave di volta della capacità operativa e di intervento dell’educatore professionale. Saper interpretare e conoscere, più che osservare, la scena e gli attori agenti nel contesto in cui si dovrà operare non è un prerequisito necessario o un passaggio consigliabile, bensì la condizione di possibilità dello stesso intervento. Educare professionalmente non vuol dire applicare o eseguire un progetto presente nella testa di qualcuno o depositato in un qualche cassetto, ma corrisponde a saper incidere, cioè riaprire le possibilità là dove si sono bloccate. Rimetterle in movimento per migliorare o approfondire la qualità delle situazioni in cui si vive. Per fare questo l’educatore ha, però, bisogno di un allenamento costante di tipo clinico, parallelo a quello di progettazione pedagogica. Ha bisogno di imparare a decostruire/ricostruire in gruppo i contesti e le situazioni in cui ognuno agisce individualmente, cioè senza il supporto e la prossimità dell’équipe con cui lavora e di cui fa parte, per realizzare una conoscenza di sé in azione sempre più agile, sicura e adeguata.