TESTI
TESTI
Anno di pubblicazione: 1989
Volume collettaneo, raccoglie gli interventi di Piero Bertolini, Fulvio Scaparro, Duccio Demetrio, Antonio Faeti, Giorgio Simonelli, Enver Bardulla, Franco Frabboni, Angelo Franza e Santino Cambria, Walter Moro, Ermanno Ripamonti, Paolo Mottana, Igor Salomone, Cristina Bonecchi e Maria Grazia Riva.
L’espressione “linee di fuga” appartiene al linguaggio della geometria descrittiva, in particolare al capitolo della prospettiva. È, si chiede il curatore del volume, l’avventura solamente “una fuga da qualcosa”? Se anche fosse così, perché una tale accezione dovrebbe risultare riduttiva? Linee e punti di fuga del resto non indicano tanto ciò “da cui”, quanto ciò “attraverso cui” e “verso cui” si viene a fuggire. Una fuga già determinata, però, dal punto di partenza. L’ad-ventura e ciò che siamo, ciò che siamo stati, ciò che saremo, ciò che avremmo voluto e che vorremmo essere, possono comparire sul piano dell’orizzonte come foschi adombramenti indistinti o come chiare immagini cangianti, a seconda della quantità e della qualità della luce, oltre che a seconda del centro di osservazione e del grado di maturazione interna dell’osservatore. La vita inizia con una separazione, un punto di fuga dal quale si diparte una retta sul cui asse possono essere collocati tutti quei successivi distacchi, perdite, abbandoni che inaugurano e caratterizzano quell’autentica avventura che è la formazione di un uomo e di una donna condannati a reggersi sulle proprie gambe fino alla separazione definitiva, all’ultimo passo in avanti.
Il testo vuole presentarsi come una ri-appropriazione pedagogica del tema dell’avventura. Non limitandosi alla funzione tradizionalmente educativa ma analizzandone criticamente l’abuso attuale, gli autori non misconoscono il suo essere: rischio, angoscia e morte “reali”. Certamente l’educazione è esperienza di finzione e simulazione in un contesto di vita protetto, “dove il meccanismo dell’avventura viene riportato a quello del gioco”, ma ciò “verso cui” un simile dispositivo pedagogico è orientato e “a cui rinvia” è sempre un processo di elaborazione di vita e di morte, dell’angoscia e del rischio e della separazione. “Educare alla avventura, attraverso l’avventura, è allora educare alla vita e alla morte, al contenimento dell’angoscia e all’accettazione dei rischi e delle separazioni che esse comportano”. L’ordine spaziale, temporale e simbolico dell’avventura, infatti, per Massa e gli autori da lui riuniti, “coincide” con l’ordine strutturale dell’esperienza educativa e di qualsiasi oggetto pedagogico: “entrambi affondano le proprie radici in quello della vita reale nel momento stesso in cui se ne distanziano istituendo un nuovo campo di realtà che rifluisce in essa, riorganizzando e ristrutturando le sue significazioni più profonde”.