TEMI E OGGETTI
TEMI E OGGETTI
Riccardo Massa
Definire lo statuto epistemologico della pedagogia è stato l’impegno costante tanto di una vita professionale dedicata a pensare i confini e i limiti, i margini di possibilità e la trasversalità del dominio pedagogico quanto di una militanza culturale, politica e istituzionale, coraggiosa. Per questo l’annuncio della fine della pedagogia ( La fine della pedagogia) nella cultura contemporanea non era – alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso – il requiem o la disposizione ad accettare il lutto per la sua scomparsa, ma l’assunzione del compimento di un ciclo storico, il riconoscimento di una rottura epistemologica tra la grande tradizione della pedagogia filosofica e le nuove scienze dell’educazione in quanto scienze umane. Altrimenti quella fine non poteva che determinare l’oblio o il tramonto dell’educazione. Invece di accettare di rimpiazzare quella con queste, Riccardo Massa chiedeva ai professionisti del mondo della formazione di tenere insieme entrambe, rinunciando definitivamente a considerare la pedagogia come un qualcosa di prescientifico oppure una sintesi interdisciplinare o, ancora, il momento tecnico applicativo. Avendo coltivato fin da giovane il sogno, forse allora troppo ingenuo e quasi positivista, di una scienza pedagogica (1975) (La scienza pedagogica) autonoma e al singolare, nel passaggio al nuovo Millennio ha proposto la Clinica della formazione come un atteggiamento di ricerca e consulenza, come un pensiero preparatorio e formativo di una nuova scienza pedagogica che non si doveva pensare né sovrana, né esecutiva.
Il discorso pedagogico – ora in scacco, ora sommerso (Pedagogia sommersa) – non intercetta più l’accadere educativo. Non si tratta di civetterie accademiche ma del fatto, indiscutibile e reale, che di educazione parlano tutti. È come se fosse stata tolta la parola ai pedagogisti, mentre gli educatori ne ascoltano e ne seguono altre. Non più letteratura e non ancora scienza, la pedagogia resta un discorso interdetto mentre aumenta il numero dei suoi nemici: da un lato i tradizionalisti, che ne continuano a fare un discorso astratto, valoriale, moralistico e teleologico; dall’altro i progressisti, che liquidano l’educazione lasciandola, per un verso, appalto dei primi e riducendola, per un altro, a un discorso meccanico (mezzi e tecniche) o trasmissivo (informazioni e competenze). Infine, c’è l’anti-pedagogia libertaria, che tenendosi a distanza da questi estremi, non raccoglie la sfida del potere preferendo esasperare la dimensione degli affetti.