TESTI
TESTI
Anno di pubblicazione: 1987
Si tratta di un pamphlet appassionato e provocatorio sullo stato di crisi della pedagogia contemporanea. Datato agli anni Ottanta, ma ancora attuale, è forse il capolavoro di Riccardo Massa in quanto a costruzione ed eleganza argomentativa e vivacità intellettuale. Organizzato in cinque capitoli secchi, il testo affronta in apertura il binomio educazione-vita e in chiusura quello educazione-pedagogia, passando per i temi dell’istruzione e della scuola oltre che dell’avventura.
Se l’educazione è quel “terreno faticoso e selvaggio” su cui si gioca la qualità della vita, la pedagogia è conoscenza scientifica e critica della struttura disposizionale che determina l’accadere educativo, cioè teoria dell’operare educativo. Tuttavia, l’attuale anti-pedagogismo appare come il fallimento del progetto di laicizzazione della cultura e dell’esperienza educativa. Alla fine della pedagogia corrisponde, infatti, “l’incapacità di pensare” l’educazione con serietà filosofica e creatività scientifica. La pedagogia non è altro che l’archeologia delle scienze umane e queste non sono che le scienze dell’educazione. Sarebbe necessario, per Massa, che la pedagogia non si auto-comprendesse né come “prolegomeno”, né come “sintesi”, né come “applicazione” di esse, ma come “la struttura materiale della loro stessa operatività ed efficacia”. Bisogna dismettere sia ogni tentativo di nuova pedagogizzazione del sapere, sia ogni tentativo di de-pedagogizzazione dell’esperienza. Il pedagogico è prima di tutto un oggetto di conoscenza curioso ed interessante.
A differenza di chi occulta una simile crisi contrapponendo semplicemente alla vecchia pedagogia accademica il primato dell’istruzione e della formazione, Massa ritiene che la fine della pedagogia e l’oblio dell’educazione ch’essa determina, debbano essere assunti nella loro radicalità come di “analizzatore” culturale di più ampia portata. Tale fenomeno, infatti, investe direttamente l’agire sociale e la vicenda di ognuno, l’organizzazione del sapere e quella della scuola, al tempo stesso in cui deriva dalle condizioni materiali del momento. I bersagli polemici dell’autore sono dunque tanto difensori quanto i nemici della pedagogia, tanto il personalismo valoriale quanto il cognitivismo didattico, ma soprattutto coloro che dissolvono la problematica educativa in forme di estetismi filosofici o nei singoli contenuti di insegnamento. Ripensare il processo di formazione dell’individuo come campo teorico-pratico senza fine significa invece ripensare la struttura dell’educazione come dispositivo complesso, di cui vita e avventura costituiscono i punti essenziali di riferimento.