Cambiare la scuola

Riccardo Massa

Nutrito è l’insieme degli interventi di Riccardo Massa sulla scuola. Anche oltre il decennio che va dal pamphlet magistrale Educare o Istruire? La fine della pedagogia nella cultura contemporanea (1987) all’ultimo libro-testamento Cambiare la scuola. Educare o Istruire? (1997), dove il falso dilemma educare/istruire (cfr. Massa R., Educare o istruire? Unicopli, Milano, 1987, pp. 47-49) diventa una reale dialettica, “un sistema di opzioni che assumono valori di posizione differenti a seconda di come, dove, quando, con chi e in che contesto” (Ivi, p. 27), la scuola è al centro dell’impegno del pedagogista nella formazione dei docenti, nelle conferenze per i genitori e nel confronto con i colleghi che si occupano di didattica.

La scuola, infatti, era ed è satura di discorsi provenienti dall’esterno e dall’interno della comunità dei pedagogisti. Apparenti controversie, oscillazioni e opposizioni sono ricondotte da Riccardo Massa a posizioni – e, soprattutto, a commistioni – che perlopiù alimentano ideologie senza approdare a un’autentica contrapposizione epistemologica. Risulta, allora, interessante la lettura dell’etimo dei verbi latini educare/educere che non riconduce agli abituali dualismi (cognizioni o affetti, moralismo o tecnicismo, valori o tecniche), ma tenta una terza via: allevare e sedurre, “cura e cultura” (Massa R., Cambiare la scuola, Laterza, Roma-Bari, 1997, p. 26). Pertanto, la strada aperta è quella che nomina le combinazioni che tradizionalmente abitano e abitano ancora il dibattito sulla scuola per evitare che agiscano quali sintomi di qualcosa che continuiamo a rimuovere e a tacere. Oltre le dimensioni residuali, oltre gli equivoci, i nuclei irrisolti e le questioni aperte, Riccardo Massa costruisce, in positivo, un discorso sulla scuola in grado di ripensare la forma e il mandato istituzionale, cambiando il dispositivo disciplinare. Per questo motivo, occorre evitare di vivere in modo automatico il setting d’aula come l’uso di tutte le tecnologie che derivano dalla novità dell’alfabeto: sarà una lettura pedagogicamente atteggiata di ogni abitudine non pensata della vita scolastica a costruire la nuova formazione dei docenti. Solo così si potrà riproporre la lezione dell’attivismo a scuola, trasformando l’esperienza dell’insegnare e dell’apprendere in avventura, corporeità e azione. Si tratterà di saper punteggiare ritualmente la vita scolastica e documentare.

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