ilDispositivo

La formazione è un processo che pervade con modalità formali e informali le nostre esperienze: ognuno di noi, senza distinzioni, ha sperimentato processi formativi da educando, molti li rivivono nella posizione opposta di educatori, insegnanti, formatori. Parallelamente sempre più spesso la formazione viene presentata come risposta strategica a questioni di attualità come l'inclusione sociale, la competitività e l'innovazione, l'occupazione, non solo giovanile.
Benché la formazione sia un elemento costitutivo e ineliminabile della vita di ogni persona, quanto la si conosce come oggetto di un sapere rigoroso?
Il testo indaga la complessità delle dimensioni implicate nei processi formativi e argomenta una risposta alla domanda su "che cosa educa e produce degli effetti formativi" a partire dalla proposta di Riccardo Massa, filosofo dell'educazione e pedagogista tra i più radicali del dibattito pedagogico italiano. La riflessione di Massa individua nel concetto di "dispositivo educativo" la possibilità di leggere la formazione in modo rigoroso e senza riduzionismi, un modo originale ed efficace per pensare e agire l'educazione in modo critico e consapevole.

Manuela Palma, pedagogista e dottore di ricerca in Teoria della formazione e Modelli di ricerca in Pedagogia e Didattica, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione "Riccardo Massa" dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha alternato attività di ricerca e formazione in servizi socio-educativi e scolastici tramite l'approccio di Clinica della formazione ad attività di ricerca e consulenza formativa all'interno delle organizzazioni. Per FrancoAngeli ha pubblicato Soggetti al potere formativo. Per una pedagogia clinica e critica (2016).

Soggetto

È possibile parlare di formazione facendo a meno del soggetto? Il discorso filosofico del Novecento ha operato una profonda critica del concetto di soggetto togliendo all'uomo ogni certezza identitaria. L'uomo è stato descritto come illusione prospettica, come feticcio, come volto sulla sabbia. Quali rischi comporta per il discorso pedagogico e per le pratiche educative ricorrere a tale concetto?
Se il concetto di uomo è un elemento irrinunciabile per parlare di formazione, questo lavoro propone di problematizzarlo per cogliere aspetti spesso impensati della proposta pedagogica che lo contiene. In questa prospettiva l'uomo, da presenza scontata, diviene occasione di riflessione critica capace di illuminare le dimensioni normative e di potere delle pratiche formative. Il testo mette all'opera questa ipotesi analizzando il soggetto implicito della Clinica della formazione e offre a educatori, formatori e insegnanti possibilità di ripensare i propri discorsi e le proprie pratiche al di là del soggetto.

Manuela Palma, pedagogista e dottore di ricerca in Teoria della formazione e modelli di ricerca in pedagogia e didattica, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane per la formazione "Riccardo Massa" dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha alternato attività di ricerca e formazione presso servizi socio-educativi e scolastici tramite l'approccio di Clinica della formazione ad attività di ricerca e consulenza formativa all'interno delle organizzazioni.

materialità

Che rapporto c’è tra materialità e azione educativa? Chi o che cosa agisce nelle pratiche che quotidianamente danno forma ai mondi sociali e materiali dell’educazione professionale?

Il volume di Alessandro Ferrante si confronta con quest’ordine di problemi facendo riferimento a tre linee di ricerca che portano in primo piano la trama materiale dell’educazione: la clinica della formazione, l’actor-network theory e il postumanesimo. Grazie a questi approcci diviene possibile guardare alla materialità dei processi formativi come a un campo relazionale ibrido, dinamico e complesso, caratterizzato da un intreccio di elementi eterogenei, umani e non-umani. Il testo si rivolge agli studiosi di scienze sociali e a tutte le figure professionali che ogni giorno si immergono nel groviglio materiale di discorsi, documenti, corpi, spazi, oggetti, forze, affetti che rende ogni evento educativo unico e irripetibile.

 
Ogni volta che pensiamo l’educazione, ogni volta che parliamo di educazione, siamo come catturati inconsapevolmente da un certo ordine del discorso che ci induce a dare per scontato il fatto che i nostri pensieri e le nostre parole possano, anzi debbano riferirsi all’uomo. L’azione didattico-educativa, tuttavia, non si risolve in un rapporto interumano, ma si esplica anche attraverso un’organizzazione materiale e simbolica degli spazi, dei tempi, dei corpi, degli oggetti. Per educare, specialmente se lo si fa professionalmente, occorre dunque imparare a gestire in modo intelligente e creativo una materialità costituita da un reticolo di umano e non umano (spazi, arredi, oggetti, tecnologie, testi, forze naturali). Dato poi che qualsiasi processo educativo non è avulso dallo scenario storico, è necessario domandarsi perché, a cosa e come educare per far fronte alle sfide poste dal mondo contemporaneo, il quale è contrassegnato dall’egemonia della tecnica e da incessanti mutamenti che provocano una molteplicità di crisi: ecologiche, economiche, politiche, culturali. Riporre l’attenzione soltanto sugli esseri umani è una strategia etica e pedagogica poco adatta a un contesto contrassegnato da un milieu tecnologico e scientifico che presenta delle problematiche che si estendono oltre i confini dell’antroposfera. Facendo riferimento ad alcune prospettive di ricerca presenti nel dibattito italiano e internazionale, il volume sonda la possibilità di costruire le condizioni per ripensare la pedagogia e l’educazione nell’età della tecnica al di là di una cornice antropocentrica, vagliando criticamente le potenzialità teoriche del post-umanesimo al fine di modificare l’unità di analisi della pedagogia in direzione della relazione tra umano e non umano.
 
When we think or talk about education, we often assume that our words and thoughts should revolve around man. On the contrary, educational activities are not simply a matter of human relationships; they involve a material and symbolic organization of space, time, bodies and objects. In order to educate, particularly if we are professionals, it is therefore necessary to creatively manage a network of human and non-human elements (space, furniture, objects, technologies, texts, and natural forces). Furthermore, because every educational process takes place within a specific social and historical context, it is necessary to clarify what principles, what contents and what methods to use in order to face the challenges of our world. The hegemony of technology and the crisis we are now facing (ecological, economic, political, cultural) suggest that the problems we have to confront extend far beyond the boundaries of the human society. An educational strategy centred exclusively on human beings is therefore little suited to the current scientific and technological milieu. Drawing from both Italian and international research perspectives, and in particular form the post-humanist debate, this book aims to free pedagogy from its current anthropocentric framework and define a new object for the educational debate: the relationship between human and non-human.
 
Alessandro Ferrante è dottore di ricerca in Scienze della formazione e della comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove collabora agli insegnamenti di Didattica e pedagogia dell’inclusione, Consulenza nel disagio educativo, Etica della relazione. È socio del Centro Studi Riccardo Massa. Tra le sue pubblicazioni si ricordano: Dall’antropocentrismo al post-umanesimo. Traiettorie di ricerca (in P. Barone, A. Ferrante e D. Sartori, a cura di, Milano, Raffaello Cortina, 2014); Disagio e tecnica (in C. Palmieri, a cura di, Milano, FrancoAngeli, 2012).
 
Molti sostengono che il XXI secolo sarà necessariamente segnato dalle questioni formative che la network society sta ponendo alle nuove generazioni, dei nativi digitali, e alle vecchie, nate dopo la metà del Novecento. La scuola, in questo scenario, intesa come modello originario di ogni tipo di azione educativa, formativa e istruttiva è al collasso.
Che fare?
In rapporto alla necessità di tematizzare la questione del metodo come qualcosa che riguarda gli insegnanti, i dirigenti, i genitori e gli studenti, il Laboratorio permanente Cambiare la scuola: educare e istruire del Centro Studi Riccardo Massa come suo primo gesto ha promosso e realizzato le ricerche presentate in questo testo edito da Franco Angeli.

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Competenze e strumenti per rispondere a bandi di finanziamento pubblici e privati. Il Centro Studi Riccardo Massa, è lieto di promuovere la quarta edizione di questa esperienza formativa rivolta a ...

Giovedì 26 gennaio 2017 dalle ore 16.30 alle ore 19.30 a Bergamo, presso l'auditorium della Scuola secondaria Camozzi, via Pinetti 25, Monterosso, si è tenuto l'evento "Aver cura della scuola che fa...

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